Intervista a Valentino Rossi

Scusi Vale, ma ne vale la pena? Sempre. E alla fine ho avuto ragione, no?

Cos’ha provato a vincere dopo quasi 1000 – e sottolineo mille – giorni? Una soddisfazione incredibile.

Fortuna? Ho vinto senza.

Cancellati tutti i dubbi? Ne ho avuti. Tantissimi. Ma non ho mai mollato.

C’entra il fattore tecnico? Eccome. Mentalmente mi fa sentire pronto a vincere.

Così, a volte tornano. La Yamaha mi ha dato un’altra possibilità. Mi sono fatto trovare pronto.

E adesso? Qualche volta andrà bene, altre meno. Ma l’importante è essere tornato.

Divorzio movimentato con la Ducati. Incompatibilità tecnica.

Cioè? Non sono riusciti ad adattare la moto al mio stile. E viceversa.

Adesso si sente a casa? Sono molto carico. Con tanta voglia di riscatto. Di riprendere il mio posto.

Il posto numero uno? Ci provo. Anche se non sarà facile. Ma devo impegnarmi. Al massimo.

Cosa serve? Serenità e concentrazione.

Basteranno? Non lo so. Non conosco il mio attuale potenziale.

Era importante tornare protagonista? Non potrei vivere senza moto.

A che età la prima? Avevo poco più di due anni.

Da allora non è più sceso? E non intendo farlo. Ancora per un po’. E sempre veloce.

Massima velocità raggiunta? Circa 320 all’ora.

In strada? In pista. In strada sono prudente.

La sorpassano? Qualche volta succede.

Si arrabbia? Soltanto se è una moto.

Se la superano in pista? Sento un’adrenalina bestiale. Che mi dà una carica esplosiva.

E se poi l’avversario che le sta davanti cade? Mi dispiace. Ci resto male. Sinceramente.

Scusi, ma l’importante non è vincere? Corro sempre per vincere. Ma al primo posto metto la vita umana.

La prima vittoria? Nella minimoto al Moto Club Cattolica.

Intendevo, quella importante. Il primo titolo mondiale 125. Avevo 18 anni.

E l’ultima? Manca ancora qualche anno prima di diventare un tranquillo quarantenne.

Addio tuta e casco? Macché. Mi piace troppo correre.

Quindi? Ho sempre amato i rally fin da quando ero un bambino.

Con chi andava? Col mio babbo. Potrei correre lì.

Sempre col numero 46? Sempre. Sono affezionato.

Superstizione? Lo usava il mio babbo quando faceva il pilota nel motomondiale.

Niente gesti scaramantici? Mi sistemo la tuta solo una volta partito dal mio garage.

Portafortuna? Una tartarughina di peluche che mi aveva regalato mia mamma quando correvo in minimoto.

Tutto qua? Prima di salire in moto mi tocco le ginocchia. E salgo e scendo dalla moto sempre da sinistra.

E poi c’è il rito del casco. Non deve mai toccare il terreno, altrimenti potrebbe trascinare a terra anche la moto in gara.

Il casco a cui è più affezionato? Quello col numero 58 dedicato al mio amico Sic (nda Marco Simoncelli, morto a 24 anni il 23 ottobre 2011 sul circuito di Sepang durante il Gran Premio della Malesia).

Solo scaramanzia, niente preghiere? Sono cattolico. Lassù Qualcuno mi protegge.

Prega? Ma non per vincere.

Non le serve? Si prega per altro.

Per superare la paura? Non ci penso.

Non pensa nemmeno al rischio fatale? Lo sfido ogni volta.

Si sente sicuro? Il livello di sicurezza è aumentato. Ma i pericoli sono spesso causati da altri.

Ne ha fatto le spese SuperSic. Penso ogni notte a Sic. A come è morto. Un incubo.

Eravate come fratelli. Un fratello minore. Gli davo consigli. Scherzavamo assieme.

Cosa avevate in comune? L’amore per Vasco e per la canzone Siamo solo noi.

Come vi eravate conosciuti? Ci aveva presentato un verniciatore di caschi.

Vi frequentavate? Ci divertivamo col motocross. Spesso vinceva lui.

Lo lasciava vincere? No, era molto bravo. Svelto. Intelligente.

In cosa la superava? In altezza. Di due centimetri.

Stavate molto assieme? Sì, molto. Andavamo anche in palestra assieme.

Come si fa a continuare a correre dopo averlo visto morire sotto i suoi occhi? La passione per la moto. E il senso della fatalità.

Ricordi di quel giorno? Terribili. Ho un grande vuoto.

Cosa le manca di più? La sua allegria. Ma soprattutto il rammarico di non essere stato più tempo con lui.

Alla fine, Vale76 non si ferma davanti a niente. E’ la vita a non fermarsi. Va avanti. Come le gare. Lo ripeteva anche Sic.

Un ambiente pieno di soprannomi? Alcuni me li sono messi da solo.

Tipo? Agli inizi della carriera mi facevo chiamare Rossifumi.

Perché? In onore di Norick Abe detto Norifumi, uno dei miei idoli della 500.

Altri? Valentinik.

Come Diabolik? Come Paperinik il supereroe Disney.

E adesso? The Doctor, dopo la laurea honoris causa in Comunicazione e Pubblicità dall’Università di Urbino del 2005.

Titolo di studio vero? Terza media.

Però è diventato anche scrittore. Nel 2005 ho pubblicato un’autobiografia, Pensa se non ci avessi provato.

Nel 2007 ha fatto anche un video-fumetto? Quarantasei, il mio numero, insieme con Milo Manara.

Ma non basta. Nel 2012 ho ricevuto il Winning Italy Award per avere valorizzato l’Italia nel mondo.

Beh, sono soddisfazioni. Aiutano a riprendersi, anche moralmente.

Adesso come sta? Bene. Ma ne ho passate tante e alcune molto brutte.

La più recente? L’operazione alla spalla del 2010 è stata una bella botta. Ma l’ho superata. Con molto allenamento.

Si è allenato nel suo mitico Ranch? Per me è un divertimento.

Come agli inizi? Non ho più vent’anni. Ma mi sento bene. Motivato. In forma.

Come si tiene in forma? In palestra mi alleno con pesi e attività aerobica. Poi, faccio chilometri di corsa.

Sempre davanti a tutti? Sempre.

E la dieta? Prima colazione con due uova saltate in padella.

Pranzo? Tortiglioni con tonno e piselli conditi da olio e formaggio.

Cena? Secondi di carne.

Niente piadina? Qualche volta. Ma devo stare nei limiti.

Esce mai dai limiti in gara? Spesso. A volte mi è andata bene, altre sono caduto.

Alti e bassi. Come nella vita.

Il momento più basso? La morte di Sic.

Il più alto? Il triplete dell’Inter.

Fan dello Special One? Con grande nostalgia.

Altri Special One? Federer, il più elegante di tutti. Siamo anche amici.

Lui parla benissimo sei lingue. Io due.

Quali? L’italiano e il romagnolo.

Viva la sincerità. E’ una delle tre qualità che mi riconosco.

Le altre due? Divertente e inaffidabile.

Scusi, dottore, ma essere inaffidabile non mi sembra una grande qualità. Però lo ammetto. E questo è un pregio. Come il fatto di essere troppo assonnato.

E i difetti? Mi manca la caparbietà.

In tutto? No, su certi principi sono inamovibile.

Per esempio? Non drogarsi. Mai.

Nemmeno con una canna? Nemmeno.

È un bel messaggio per i giovani. Spero che serva a qualcosa. Siamo in una società spietata e avara. Che dimentica i poveri.

Le stesse parole del Papa. Sono un tifoso sfegatato di Papa Francesco. Gli regalerei il mio casco.

Il Papa però tifa per gli ultimi. Ah, ho capito la battuta. Anch’io tifo per gli ultimi. Ma non in gara.

In gara bisogna sempre vincere? Bisogna sempre provare. Mai rassegnarsi.

Secondo messaggio per i giovani. Sono pieni di sogni che però s’infrangono contro un sistema fatto di raccomandazioni.

Quindi, devono farsi raccomandare? Non si devono arrendere. Ma lottare. Sempre. Per i valori che contano, quelli fondamentali.

Un paio. La generosità. E occuparsi del prossimo.

Cosa fa per il prossimo? Quello che la mia coscienza mi suggerisce. Però mi spiace per un fatto.

Quale? Avrei sempre voluto donare il sangue. Ma ho troppa paura.

Crede quindi nel valore sacro della vita umana? Certo. E sono contro ogni mezzo che la ferma.

Come l’eutanasia? Sono contro.

Però ne parlano poco i giornali. Leggo soltanto la Gazzetta dello Sport.

Segue anche tutte le trasmissione sportive? No, preferisco la musica.

Che musica le piace? Tutta. Rock, pop, disco music. E la musica italiana, naturalmente.

Come si rilassa? Con i giochi.

Playstation? No, monopoli.

Nel gioco delle attrici? Scelgo Angelina Jolie. È una che ti mette sull’attenti.

Ha fatto il militare? No. Forse per questo cerco una ragazza che mi sappia seguire.

Cos’è, un’inserzione matrimoniale? Non sono ancora pronto. Lo farò solo se non potrò dire no.

Cosa la spaventa della vita di coppia? Cambiare abitudini.

Nessuna ci è mai riuscita? Qualcuna mi ha aiutato a crescere. Ma segnato la vita, no.

Si sente un duro? Ho anch’io un lato tenero. Bisogna trovarlo.

Geloso? Moderatamente. E solo se una persona mi interessa.

A quando un Rossi Junior? Non corriamo troppo!


A cura di: Claudio Pollastri

Comments

comments

Lascia un commento