Letto su Facebook

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Ho letto su Facebook il racconto di una partecipante a un Corso di Orientamento familiare presso l’Associazione di Bari. Descrive molto bene i dubbi pre-corso e le sorprese che si scoprono man mano:

“Quando mi proposero di partecipare ad un programma di orientamento familiare, nel corso di una bella serata organizzata da un nostro amico, con tanta gente alla quale veniva presentata l’iniziativa e l’associazione che l’aveva battezzata, ero tentata dal dire subito “ma siete pazzi .. in primo luogo non ho problemi particolari in famiglia, in secondo luogo non mi entusiasma certo avere a che fare con gli esperti, già frequentando per lavoro tribunali, psicologi, magistrati, mediatori familiari, consulenti vari. Cosa potrei imparare di nuovo?”.

Non lo dissi e per accontentare il gruppo di amici che mi aveva proposto la cosa e colto anche l’inaspettato entusiasmo di mio marito, colpito dalla esperienza nuova, accennai un sì non particolarmente convinto con la testa, preparandomi a sentire le solite cose.

Arrivò il primo incontro. Si svolse, come tutti gli altri, di domenica pomeriggio in una scuola molto bella con l’indubbio vantaggio che i bambini più piccoli, compreso il mio, potevano giocare nelle aule attrezzate dell’istituto con l’assistenza di una educatrice chiamata per l’occasione.

Ci registrammo entrando, poi, nella grande aula con lavagne giganti dove incontrai molti volti, alcuni noti (due colleghi “ ti pareva”, pensai,) alcuni no, e coppie di tutte le età. Rimasi anche sorpresa dallo scorgere il volto proprio di quel magistrato del Tribunale per i Minorenni con il quale tante udienze avevo condiviso. Era lì non per fare la sua lezione ma con il coniuge, seduto tra noi “corsisti”. Mi avvicinai, salutandolo con riverenza. Ma inaspettatamente mi disse: “qui dobbiamo darci del tu”!

E’ stato allora che iniziai ad avere la sensazione di partecipare ad una esperienza nuova e guardai con occhi diversi tutte le persone che mi stavano attorno.

C’erano moglie e marito con figli adolescenti, i giovani sposi (che forse pensavano ad un prolungamento del classico corso prematrimoniale..cosa che ho pensato anche io per diversi giorni precedenti), quelli della mia età con figli piccoli di vario numero (uno, due, tre ed oltre), quelli giovani o meno ma senza figli. Anche una coppia, che colpì molto la mia attenzione, con

oltre trent’anni di matrimonio alle spalle, cinque figli, di cui l’ultimo di sedici anni. Coppia che sarà poi un pochino la guida di tutti in questo corso che da due anni oramai frequento.

Ci illustrarono le modalità con le quali si sarebbe svolto il corso: riunioni con un gruppo ristretto (c.d. piccolo gruppo), composto da coppie legate da una situazione familiare similare (per età della coppia e/o dei figli,) da svolgere a rotazione turnaria a casa di ogni componente ed alla presenza di una coppia guida. Riunioni “generali” con tutti i corsisti da svolgersi dopo la riunione di ciascun piccolo gruppo e confrontarsi sul caso già discusso con il proprio gruppo.

“Cosa è il Caso” pensai? Oddio sarà mica un caso giudiziario in cui mi si presentano coppie in crisi in procinto di separarsi? No “il Caso” non rappresentava coppie di separandi, mi tranquillizzò chi ci presentava il corso, le sue modalità di svolgimento, le sue finalità.

Il Caso parla di una coppia, della loro famiglia e di problemi quotidiani, più o meno importanti che nel corso della sua evoluzione si possono presentare e che, se non affrontati in maniera adeguata o per tempo, possono minare la felicità ed il buon andamento della medesima, creando dinamiche disfunzionali che tendono poi ad incancrenirsi.

Consegnarono per ogni coppia un testo di una cinquantina di pagine. Lessi la copertina, mi colpì il logo “Segnaletica Famigliare” (l’associazione che organizza il corso – ved. Sito www.segnaleticafamigliare.com), il titolo “Corso di orientamento familiare”, il Sottotitolo del mio primo corso “Amore e matrimonio”. Il testo risultava diviso in diverse sezioni es. Vale la pena

sposarsi; Differenze uomo donna; L’affettività della coppia; Dialogo tra i coniugi; Famiglia e lavoro; Crescere nell’amore. Ogni sezione presentava due –tre casi da discutere.

C’era la coppia felice in apparenza ma con problematiche irrisolte, la coppia stanca e/o in crisi, quella che non riusciva ad affrontare un problema di trasferimento di città o di cambiamento lavorativo, non condividendo la decisione in maniera adeguata (“è una mia-una sua decisione penserà ciascun coniuge”), la coppia che non comunicava più come un tempo…(lui dice A ..lei capisce B e viceversa), la coppia che si trovava alle prese con i problemi di educazione dei figli etc…..

Dopo ogni Caso, che terminava senza soluzione al problema che rimane aperto, lasciando alla fantasia e buon senso dei suoi lettori la ricerca della soluzione da condividere nel corso del gruppo ristretto , prima, e di quello allargato, poi, seguiva nel testo del programma una nota tecnica. “Sarà la solita dispensa di buoni propositi” pensai. Niente affatto è una nota ricca e profonda che mi colpisce ogni volta che la leggo.

La cosa più bella è però la condivisione che quel caso, inerente una problematica da me forse oggi lontana, crea nelle riunioni del c.d. piccolo gruppo. Ci si incontra, si rilegge il caso, si segnano anche per scritto i punti salienti della storia ed inizia un bel confronto, belle discussioni che più o meno finiscono nel calarsi nella vita quotidiana di ciascuno. Perchè in qualche modo in quei personaggi si rispecchia ognuno di noi. Come si concludono? Con una soluzione maturata insieme del caso e poi, parte più ludica ma ancora più bella, il rimanere insieme sino a tardi scherzando e cenando (sì altra “regola” è che ognuno prepara o porta qualcosa di buono).

Nel gruppo allargato ci si confronta nuovamente. Il caso è già stato bello e sminuzzato, digerito nel piccolo gruppo che è già arrivato ad una collegiale soluzione. Occorre ora confrontare questa conclusione con quella che si raggiungerà nel gruppo allargato. La riunione ha inizio con une delle guide del corso che dirige la discussione. Si segneranno, su indicazione dei corsisti, su di una lavagna i nomi dei soggetti protagonisti del caso (e quindi della coppia, degli eventuali figli, di altri che interagiscono), la loro professione ed altri elementi salienti quali momenti storici predominanti, pensieri e stati d’animo compresi necessari, ad inquadrare la problematica evidente o sottesa. E’ di sicuro ausilio nel corso della discussione avere sotto gli occhi tutti i dati riportati sulla lavagna. Si scrive tutto per analizzare i fatti anche se la trascrizione può in sé sembrare banale.

Si evidenziano cose, si propongono soluzioni, ci si confronta. Ciò che emerge alla fine e felice conclusione del caso è che “la famiglia si costruisce si evolve le situazioni cambiano a seconda

delle circostanze che cambiano… la famiglia si adatta”La famiglia, habitat naturale dell’amore umano, possiede enormi e insospettabili capacità di aggiustare tutto e sempre contrastando la convinzione diffusa nel mondo liquido che “Se qualcosa non funziona o non soddisfa, se si rompe o non procura più piacere si butta e si cambia” (Zygmunt Bauman).

Una bella esperienza che arricchisce molto e noto ogni volta che io e mio marito torniamo a casa con risate di intesa, come se attraverso la condivisione si sia di fatto condiviso qualcosa che magari tra le mure domestiche non ci si era detti!”

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