Giorgio e il suo papà

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Un altro dei miei casi preferiti è nel corso per i genitori di ragazzi adolescenti. Parla di un papà che non riesce piú a comunicare con suo figlio Giorgio (anche questa storia è MOLTO reale). Lui vorrebbe avere un ruolo importante nella formazione intellettuale di suo figlio (dice piú o meno proprio così), ma il ragazzo non lo ascolta piú; poi però si scopre che con gli altri manifesta interessi culturali sconosciuti in famiglia; per non parlare di quando ha magari voglia di parlare con il padre nei momenti meno opportuni (per il papà).

Su questo caso ricordo un’accesissima discussione in un corso sul diritto al riposo dei genitori di adolescenti, come pure le domande sul rapporto tra i due genitori, perché la mamma di Giorgio sembra sapere come comportarsi con il figlio, ma ne fa solo brevi accenni al marito, che invece non sa bene come muoversi.

Che cosa si intende per collaborazione educativa tra i genitori? E come si comunica con un adolescente?

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2 commenti

  • giorgiotarassi17 aprile 2013 alle 23:54 

    spesso si parla di cambiamenti tipici degli adolescenti . ma come cambiano i genitori con un figlio adolescente? Soprattutto che alleanza c’è o si stabilisce tra i due genitori sulle cose importanti su cui intendono puntare per il figlio? Si sforzano,pur con tutti i limiti, di essere credibili con un comportamento coerente: i figli ci guardano sempre anche se fanno finta di non vedere o sentire. Come si fa a parlare di amicizia leale quando si sparla di colleghi o parenti?

  • Gianna Bongiorni Parma09 ottobre 2013 alle 19:59 

    Quante domande in questa pagina!!! Mi viene da pensare che chi è inguaiato con i problemi dell’adolescenza (siano i genitori, ma anche i figli) non sappia proprio dove sbattere la testa.
    Io ormai sono fuori, nel senso che la mia adolescenza appartiene alla preistoria, ( forse ai miei tempi non esisteva neppure ), quella dei miei figli è molto lontana.
    Dal mio punto di osservazione posso dire che è vero, non sempre è facile parlare con i propri figli, ma si può imparare. Si comincia da quando sono piccoli, nei modi dovuti all’età, e poi si continua quando sono adolescenti, lasciando da parte i toni paternalistici, per continuare quindi su un piano di maggior parità quando sono adulti. E che Dio ce la mandi buona! L’importante è che i figli in tutto questo percorso percepiscano il nostro affetto e il nostro interesse per loro. Sono o non sono fra le persone che ci stanno più a cuore?

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