Tutti i nostri desideri

Titolo Originale: Toutes nos envies
Paese: Francia
Anno: 2011
Regia: Philippe Lioret
Sceneggiatura: Philippe Lioret, Emmanuel Courcol
Produzione: FIN AOÛT PRODUCTIONS
Durata: 120
Interpreti: Vincent Lindon, Marie Gillain

Claire, giovane magistrato al Tribunale di Lione, ritiene ingiusto che delle persone debbano finire sul lastrico perché attirate da una pubblicità ingannevole che le porta a firmare delle richieste di prestito che poi non possono onorare. Chiede aiuto a Stéphane, un giudice esperto e disincantato e lo coinvolge in questa battaglia giuridica. Claire troverà in Stéphane anche un saldo sostegno in questo momento delicatissimo della sua vita, ora che ha scoperto di avere un cancro incurabile..


Dopo il bel Welcome, Philippe Lioret ci torna a parlare di un altro caso di ingiustizia sociale e di come affrontarlo. Se nel film del 2009 aveva portato alla ribalta la situazione dei sans papier di Calais che per un decreto di Sarkozy si erano visti espulsi dal centro di accoglienza ONU di Sangatte, ora con “Tutti i nostri desideri”, ricavato dal romanzo di Emmanuel Carrère: “Vite che non sono la mia” – edizioni Einaudi, il tema è quello di tante famiglie che vanno in fallimento dopo aver chiesto prestiti a società finanziarie troppo disinvolte nel non rendere evidente il vero tasso di interesse.

Si parla di giustizia ma di giustizia alla maniera di Lioret: non ci sono vistose battaglie da affrontare da parte di eroi senza macchia e senza paura ma uomini dal vestito grigio (non a caso il protagonista è di nuovo il bravo Vincent Lindon), quasi riluttanti ad uscire dal proprio tranquillo privato ma poi mossi ad agire per la loro calda, forte umanità.

La giustizia non è un obiettivo astratto, ma coinvolge sempre in prima persona e se in Welcome era il protagonista Simon che si prendeva la responsabilità di ospitare in casa e poi allenare il giovane curdo che voleva attraversare la Manica, ora è il magistrato, Claire che non si limita a proteggere una donna abbandonata dal marito e oppressa da una causa di insolvenza ma decide di accoglierla in casa sua assieme ai suoi due figli piccoli.

Accanto a Claire, più giovane, ancora alle prime schermaglie legali, c’è Stéphane più esperto ma abbastanza grigio nel suo lavoro, che preferisce fare nel tempo libero ,l’allenatore di una squadra di basket. Lioret si conferma bravo nel far emergere il carattere dei personaggi, anzi, questa volta la vita intima e familiare prende il sopravvento sull’istanza sociale e mentre la battaglia legale progredisce lentamente, i due imparano a conoscersi e ad apprezzarsi reciprocamente. Se Stéphane deve ringraziare Claire per avergli fatto ritrovare la voglia di impegnarsi per una giustizia migliore, Claire, affetta da un cancro al cervello che le da pochi mesi di vita, trova nelle attenzioni di Stéphane un saldo sostegno maschile che suo marito, più coinvolto emotivamente e più fragile, non avrebbe potuto darle. Lioret evita abilmente di entrare nel territorio del melò e ci presenta al contrario il ritratto di una donna forte che, cosciente di dover lasciare i suoi cari, organizza le cose in modo che nessuno debba trovarsi solo.

Dobbiamo esser grati a questo film per un altro aspetto: il rapporto fra Claire e Stéphane non sfocia mai nella banalità della relazione sessuale, come ormai troppi film ci hanno abituato: sono un uomo e una donna che hanno una consolidata situazione familiare, che imparano ad apprezzarsi reciprocamente prima sul lavoro, poi, a causa della malattia di lei, a comprendersi e a sostenersi. Tutto ciò crea fra loro intimità certo, ma attraverso il filtro di una sofferenza ultima, sanno essere forti e non fanno confusione. Fino all’ultima sequenza si danno del lei.

Autore: Franco Olearo
Fonte: Family Cinema TV

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