Hugo Cabret

Titolo Originale: HUgo
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: John Logan
Produzione: GKFILMS, INFINITUM NIHIL
Durata: 125
Interpreti: Asa Butterfield, Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Emily Mortimer, Ray Winstone, Jude Law

Il dodicenne Hugo, orfano, vive da solo nascondendosi nei meravigliosi anfratti della stazione di Montparnasse. Numerosi e maestosi orologi scandiscono il trascorre del tempo nella stazione e Hugo s’industria al meglio per farli funzionare. Come tutti i ragazzi Hugo ha un grande sogno: completare la riparazione dell’uomo meccanico che il padre non ha potuto ultimare…


Un treno, in arrivo alla Gare de Montparnasse non riesce a fermarsi. Esce dai suoi binari, inizia a spazzare via tutto ciò che incontra, chioschi di giornali, negozi, tavolini, infine sfonda la grande vetrata circolare della stazione; la locomotiva resta per un momento sospesa a mezz’aria e infine precipita rovinosamente a terra.
E’ un sogno; si è trattato di un sogno del piccolo Hugo (una sequenza che è costata mesi di lavorazione) ma in fondo ce lo potevamo aspettare, in questo film che è tutto un omaggio al fascino delle immagini in movimento: Scorsese ha forse voluto riprodurre, aggiornandola, l’emozione degli spettaori del primo film dei fratelli Lumière, quando l’immagine di un treno che avanzava in direzione degli spettatori li fece sobbalzare per lo spavento.

La nostalgia dei primi anni del cinema è la corda emotiva del film: quella breve stagione che ha avuto come protagonista Georges Méliès, che partendo da una innovazione che appariva poco più di una curiosità tecnica, riuscì a mostrare le infinite possibilità inventive del nuovo mezzo, a cui fece seguito un repentino oblio quando lo scoppio della prima guerra mondiale rese di colpo fuori registro i giochi d’illusione delle sue opere.

Scorsese gioca di rimando e stabilisce un ponte con quell’epoca cercando di osare anche lui, in modo da farci recuperare, quasi cent’anni dopo, lo stupore del cinema: ha quindi impiegato (per lui è la prima volta) il 3D e le ricostruzioni in CG di una favolosa Parigi anni ’30, grazie anche alle curatissime scenografie di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo (sicuramente da Oscar).

Gli occhi azzurri ma tristi del dodicenne Hugo Cabret (Asa Butterfield, già apprezzato in Il bambino con il pigiama a strisce) sono l’altra attrazione del film: un ragazzo orfano che vive negli spazi lasciati liberi dai grandi ingranaggi dell’orologio della stazione, che sogna,di far funzionare un pupazzo meccanico lasciato incompiuto dal padre nella speranza di scoprire qualche messaggio che forse gli ha voluto lasciare.

Il mondo intorno gli è ostile ma lui coglie una speranza, percepisce una provvidenza che sicuramente finirà per occuparsi anche di lui : “Immagino che tutto i mondo sia come un enorme meccanismo. Le macchine non hanno mai dei pezzi in più. Hanno sempre l’esatto numero che serve. Così ho pensato che se tutto il mondo è una enorme macchina io non posso essere in più. Io debbo essere qui per qualche motivo”.

Nonostante i due protagonisti abbiano dodici anni, a stento il film si può definire per ragazzi: apprezzare le sbiadite e tremolanti immagini dei film di Méliés vuol dire avere una buona cultura cinematografica; manca la scena clou, sempre presente in film di questo genere, spesso una divertente e concitata sequenza di inseguimento ma in particolare manca una vera dialettica fra i due protagonisti, un confronto/contrasto di caratteri, lo sviluppo interiore della loro amicizia. Se conosciamo bene la storia di Hugo, ben poco sappiamo di Isabelle (veniamo sbrigativamente informati che è orfana anch’essa) e il personaggio resta di semplice spalla a quello di Hugo. Infine l’aggancio fra le vicissitudini del robot meccanico e le opere cinematografiche di Méliés appare un po’ forzato.
E’ stato detto che l’idea di realizzare questo film è venuta in mente a Scorsese mentre leggeva a sua figlia dodicenne l’omonima graphic novel di Brian Selznick .

E’ bello pensare che sia avvenuto proprio così: il regista ha colto l’occasione per manifestare tutta la sua passione per il cinema dei primi tempi ma al contempo ha voluto trasmettere a sua figlia, nei due giovani protagonisti, l’amore per il cinema (Hugo) e per la lettura (Isabelle).

Autore: Franco Olearo
Fonte: Family Cinema TV

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